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ATTO COSTITUTITIVO È costituito il Comitato unitario
provinciale fiorentino per la difesa della Costituzione della
Repubblica, nata dalla Resistenza del popolo italiano contro il
nazifascismo – Comitato per la Difesa della Costituzione e per il NO
nel referendum costituzionale. Il
Comitato unitario provinciale per la difesa della Costituzione e per il
NO nel referendum costituzionale (da ora “Comitato”)
è un’associazione senza fini di lucro, con sede in Firenze presso la
Cooperativa “IL PONTE” via L. Manara n. 10-12 che
opera in città e provincia, in piena
autonomia, anche in collegamento e coordinamento a livello regionale e
nazionale con i comitati e le forze affini, per la difesa della
Costituzione ed in particolare: a) contrastare il
tentativo in atto di fondare un regime autoritario che espone a
tensioni l’unità della Repubblica, vanifica i diritti di libertà e sociali dei cittadini e ne rinnega
l’uguaglianza, istituendo il governo del primo ministro, in grado di
condizionare gli equilibri costituzionali. b) concorrere al
coerente perseguimento degli ideali di pace, libertà e giustizia
sociale, sollecitando l’iniziativa di movimenti, partiti e associazioni
democratiche; c) coinvolgere tutte
le forze operanti per la difesa, il ripristino e la
valorizzazione dei principi fondamentali della Costituzione nelle
iniziative culturali sociali e politiche idonee a esaltare il
pluralismo e la partecipazione quali presidii necessari ad impedire
ogni possibile stravolgimento della Costituzione; d) promuovere
iniziative per l’approfondimento e la divulgazione dei motivi ideali e
delle teorie politiche e sociali poste a fondamento della «Repubblica
democratica fondata sul lavoro», evidenziandone
l’originalità, le aperture e le potenzialità rispetto al
costituzionalismo liberale ottocentesco e socialdemocratico dei primi
del Novecento, la cui crisi è sfociata nel totalitarismo nazifascista; e) rinsaldare nella
cultura di tutti i democratici la coscienza della stretta connessione tra la democrazia formale e la democrazia
sostanziale affermata nell’articolo 3, comma secondo della
Costituzione, al fine di contrastare il primato del mercato, che
impedisce ai lavoratori l’effettiva partecipazione all’organizzazione
politica, economica e sociale del paese; f) promuovere il
referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione per il NO alla
riforma costituzionale e orientare la più ampia partecipazione popolare
al voto. Il
Comitato per la difesa della Costituzione trae i mezzi per il
finanziamento della propria attività dalle sottoscrizioni dei propri
aderenti e dalle elargizioni di singoli e di enti pubblici e privati. Il Comitato per la difesa della
Costituzione, aperto a tutti i cittadini, ai lavoratori e ai componenti
delle organizzazioni democratiche che ne approvino incondizionatamente
le finalità, articolato nei comitati di quartiere in città e nei comitati
comunali e intercomunali in provincia, richiede la partecipazione
militante ed egualitaria di ciascun aderente, secondo le norme del
seguente statuto (omissis) Firenze,
aprile 2005
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Il Comitato fiorentino
è stato fondato nel 2004, poi formalmente costituito nel 2005, per
riprendere l'impegno in difesa della Costituzione che era frontalmente
attaccata non solo dalla pratica elusiva e corrosiva delle leggi
ordinarie, ma dal progetto di Berlusconi, Bossi e Fini di cancellarne
l'ispirazione democratica e unitaria voluta dai costituenti nel 1946-47. Dopo la vittoria
referendaria del 2006 l'impegno continua. |
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Per informazioni:
e-mail del Comitato Il
comitato vive dei contributi degli aderenti: versamenti
su c.c. postale n. 72477136 intestato a "Comitato difesa costituzione
firenze" |
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Crisi della politica:
rafforzare le istituzioni rappresentative e la partecipazione
democratica Documento del Comitato fiorentino del 6
giugno '07 Il
Comitato di Firenze per la difesa della Costituzione esprime viva
preoccupazione per il dibattito che in questi giorni ha impegnato
esponenti della politica e del potere economico intorno al tema della
crisi della politica. Si
ha l'impressione che, in presenza di una evidente e forte disaffezione
dei cittadini nei confronti della politica e delle stesse istituzioni,
e di una conseguente deriva di segno qualunquistico che coinvolge tanta
parte del paese, si voglia convogliare l'opinione pubblica in direzione
di una soluzione tecnocratica e/o liederistica della crisi in atto. Se
la classe politica dirigente rappresenta una sorta di escrescenza
cancerosa che si nutre del denaro pubblico e della ricchezza del paese,
e si dimostra per di più incapace di prendere le decisioni necessarie
all'utilità pubblica, perché non affidare a una classe di tecnici competenti o, meglio, a un lieder
in possesso dei maggiori poteri la direzione della cosa pubblica? Ai
cittadini, residuo di democrazia ammissibile, il potere limitato al
solo momento elettorale. Senza
dubbio la crisi della politica esiste e non da ora; senza dubbio
esistono, e devono essere denunciati, lo spreco di denaro pubblico ed
una politica autoreferenziale e molto spesso clientelare, che domina a
tutti i livelli, a cominciare dai partiti. Senza dubbio esiste, e non
da ora, un sempre maggiore scollamento delle rappresentanze
istituzionali dai cittadini, che configura la crisi della politica come
vera e propria crisi della democrazia. Il
Comitato fiorentino per la difesa della Costituzione intende riprendere
la parola, ritenendo che una crisi di queste proporzioni si possa
superare solo con un forte rilancio della partecipazione democratica
che riaffermi i principi costituzionali della trasparenza e
dell'imparzialità dell'azione a tutti i livelli delle istituzioni. La
Costituzione repubblicana afferma, in particolare, che "tutti i
cittadini hanno diritto di riunirsi in partiti per concorrere
liberamente a determinare la politica nazionale" (art. 49). I partiti
politici, invece che essere strumenti in mano dei cittadini, si sono
venuti chiudendo - e l'attuale legge elettorale ha rafforzato questa
deriva - in logiche autoreferenziali, mentre le stesse istituzioni
(Parlamento, Regioni, Comuni), anche per effetto di leggi che hanno
ridimensionato il ruolo delle assemblee elettive locali, precludono
forme di effettiva partecipazione e trasparenza. Per non dire del fatto
che si tende sempre di più ad introdurre nelle istituzioni pubbliche
logiche privatistiche, le quali,
non solo sottraggono l'attività politica ed amministrativa a qualsiasi
forma di controllo sociale, ma consentono ampio margine a logiche
clientelari. Preoccupano,
comesi diceva, interventi di autorevoli esponenti del mondo della
politica e dell'economia volti ad indirizzare lo sbocco di tale crisi
verso soluzioni che, all'insegna di un malinteso senso dell'efficienza
e della governabilità, in realtà appaiono scelte autoritarie volte a
mettere in discussione l'assetto democratico del nostro Paese e gli
istituti di democrazia rappresentativa. Fra
pochi giorni ricorre l'anniversario della vittoria referendaria che ha
sconfitto il tentativo autoritario, contenuto nella controriforma
costituzionale voluta dalla destra con la proposta del premierato, di
ridimensionare il ruolo del Parlamento. Questa scelta popolare deve
essere rilanciata con forza nella consapevolezza che la crisi della
politica si supera solo se si riaffermino e soprattutto si pratichino,
coerentemente ed a tutti i livelli, i valori fondanti della
Costituzione, restituendo agli organi rappresentativi la piena
responsabilizzazione delle scelte politiche ed ai partiti politici il
ruolo importante di strumenti di partecipazione democratica. Per
queste ragioni il Comitato richiama le forze politiche dell'UNIONE
all'impegno assunto in campagna elettorale per la messa in sicurezza
della Costituzione con la modifica dell'art. 138 della Costituzione, al
fine di precludere riforme costituzionali a colpi di maggioranza,
contro il consenso popolare. La
messa in sicurezza della Costituzione non significa impedire qualsiasi
modifica della Costituzione. Alcune modifiche si possono e si devono
introdurre. E' però necessario impedire modifiche a colpi di
maggioranza, e comunque in contrasto con quei principi caratterizzanti
della Costituzione che il voto referendario dello scorso anno ha
confermato. Il compito prioritario è quello di dare anzitutto piena
attuazione alla Costituzione ed alla sua forma di democrazia
partecipata. Sotto
questo profilo il Comitato, nel riaffermare che la Costituzione non
consente limitazioni alla partecipazione di tutti i cittadini
attraverso i partiti politici alla determinazione della politica del
Paese, manifesta il proprio fermo dissenso rispetto al referendum
elettorale recentemente proposto che non solo peggiora l'attuale legge
elettorale, ma soprattutto, attraverso la scelta di un premio di
maggioranza alla lista che ottiene il maggior numero di voti, tende, in
modo autoritario, a limitare la rappresentanza politica o, peggio
ancora, a snaturare il momento elettorale con liste eterogenee formate
sulla base di accordi verticistici, senza alcuna possibilità di scelta
da parte dei cittadini. Il
Comitato auspica pertanto che le forze politiche procedano ad una loro
autoriforma e si aprano al confronto per individuare nei principi
costituzionali e con il consenso popolare l'unico percorso che possa
consentire il superamento dell'attuale situazione di crisi della
rappresentanza politica. |